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I grandi aiuti europei alla Sicilia

 

 

L’Europa non è più una metafora, un’entità astratta lontana ed indifferente ai nostri destini.

Lo si è notato al tempo del covid, la conferma del nuovo atteggiamento ha ricevuto una prova tangibile con il PNRR, un grandioso programma di aiuti da sfruttare in pieno.

L’unione europea non ha dimenticato la Sicilia e le sue enormi carenze strutturali, tali da rendere inutile qualsiasi progetto di costruzione del perfettamente inutile ed obsoleto ponte sullo stretto di Messina.

La commissione europea, con lungimiranza, ha approvato un stanziamento di oltre centouno milioni di euro dal Fondo europeo regionale per l’ammodernamento dell’asse ferroviario Palermo , Messina, Catania.

Due gallerie, 17 viadotti, una seconda corsia per favorire la circolazione simultanea in due direzioni, piste ciclabili, collegamenti rapidi con porti ed aeroporti, nuovi sottopassi ed un restyling delle stazioni ferroviarie.

 

Un balzo gigantesco nel futuro, sarebbe criminale disperderlo.

HASIB OMEROVIC

 

LE RESPONSABILITA’ DELLA POLIZIA

 

 

Un ragazzo rom sordomuto, un ambito famigliare complesso, una sorella con ritardo mentale che assiste alla presunta violenza operata dalla polizia sul fratello, l’accusa rivolta ad  Hasib di essere un molestatore delle ragazze del quartiere, Primavalle, una zona ad alta incidenza di disagio sociale, una perquisizione non autorizzata dal pubblico ministero compiuta da quattro poliziotti in borghese.

Ed un ragazzo che vola dal balcone di casa, precipitando al suolo come un sacco,  rimanendo miracolosamente in vita.

E’ il riassunto di quanto accaduto il 25 luglio in un appartamento della sterminata periferia romana, un episodio oscuro con molti punti da chiarire,  per dissipare le accuse di violenza gratuita mossa nei confronti dei poliziotti autori della perquisizione senza un mandato.

Se fosse provato l’abuso nei confronti di Hasib da parte delle forze dell’ordine, si tratterebbe di un fatto gravissimo, una triste replica del caso Cucchi, tale da incidere sul già compromesso rapporto fiduciario tra cittadini ed istituzioni.

 

 

SUICIDIO ASSISTITO

LA PROCURA DI CATANIA CONTRO L’ASSOLUZIONE COVERI

 

 

La dichiarazione di inammissibilità del referendum proposto dall’associazione Luca Coscioni  sul tema dell’eutanasia legale da parte della Corte Costituzionale ha avuto solo l’effetto di complicare  l’applicazione delle norme attualmente vigenti sul suicidio assistito e sull’eutanasia legale.

Un caso lampante è avvenuto presso il Tribunale di Catania, dove il GUP Marina Rizza ha assolto il presidente dell’associazione Exit Italia, Emilio Coveri, che ha come scopo la difesa del diritto all’eutanasia, “ perché il fatto non sussiste “.

La Procura della Repubblica ha impugnato la sentenza sostenendo che il Coveri, avrebbe istigato Alessandra Giordano  al suicidio attraverso una serie continua di sms e posta elettronica, scambiati reciprocamente dal 2017 al 2019.

Per la Procura, il proposito suicidario della Giordano non sarebbe stato tale da indurla a compiere il passo decisivo avvenuto in Svizzera, a Forch.

Fondamentale  il sostegno, anzi l’incoraggiamento del Coveri.

L’accusato ha smentito  ogni accusa, sostenendo la piena correttezza del suo operato.

E’ oggettivamente difficile pensare che il presidente di un’associazione, operativa in un ambito tanto delicato, possa aver indotto dolosamente una donna al suicidio.

 

Ma il problema vero è rappresentato da una normativa antiquata che l’approvazione del referendum avrebbe superato, garantendo a latere, attraverso una rigido protocollo attuativo, tutti i soggetti e chiarendo definitivamente il confine  da non oltrepassare in casi simili.

APOLOGIA DEL FASCISMO

LA SENTENZA GRAZIANI

 

 

Rodolfo Graziani è stato una figura di grande rilievo durante il ventennio fascista.

 

Divenuto generale, si è reso responsabile di una serie di stragi commesse in Libia ed in Etiopia, fino a divenire ministro della difesa nella Repubblica di Salò.

 

Alla sua memoria il comune di Affile, paesino in cui Graziani ha trascorso alcuni anni della sua esistenza, ha dedicato un mausoleo ed un parco, entrambi realizzati con denaro pubblico.

 

Denunciati per il reato di apologia del fascismo, il sindaco Ercole Viri e due assessori della giunta comunale sono stati condannati rispettivamente ad otto e sei mesi di reclusione, in primo grado, sentenza confermata  in appello.

 

La Corte di Cassazione, I sezione penale, sentenza n. 11576/2021, presieduta dal dott. Filippo Casa, ha annullato le due sentenze, rinviando il processo ad altra sezione della Corte di Appello.

 

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il mausoleo, il parco, nonché la cerimonia di inaugurazione svoltasi alla presenza delle autorità locali non integrassero il reato di apologia del fascismo, così come delineato dalla XII disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione, dalla  legge Scelba del 20 giugno 1952, dalla successiva legge Mancino.

 

La Corte di Cassazione ha ritenuto carente l’elemento caratterizzante il reato, l’esaltazione convinta e capace di condurre ad una riorganizzazione effettiva del partito fascista.

 

Tutto si è risolto in una semplice commemorazione del soldato Rodolfo Graziani, personaggio pubblico celebre.

 

La Cassazione ha rilevato altresì che nella cerimonia di inaugurazione non sono intervenute espressioni apologetiche o il ricorso al saluto romano.

 

La Suprema Corte nel disporre l’annullamento della sentenza, con rinvio per un nuovo giudizio, ha  affermato che il nuovo giudice deve valutare se le condotte contestate integrino  l’effettiva esaltazione della figura di Graziani, motivando in che misura le stesse siano tali da ingenerare, in concreto, il pericolo di ricostituzione del partito fascista.

 

Evidentemente, per la Cassazione, la realizzazione di un mausoleo e di un parco pubblico non hanno rappresentato a  sufficienza un’esaltazione del disciolto partito fascista, con l’intento  sotteso di favorirne nel tempo la ricostituzione.

 

 

 

LA RIFORMA DEL CSM

 

 

 

Se fosse effettivamente condotta in porto, senza tranelli in sede di approvazione della legge, sarebbe una riforma epocale.

Gli elementi di novità indicati nel progetto di riforma Cartabia sono molteplici: un nuovo sistema elettorale misto, basato su collegi binominali che eleggono ciascuno due componenti del Consiglio, temperato da una presenza proporzionale di 5 seggi a livello nazionale, la previsione di 30 componenti del CSM,  20 togati e 10 laici

Contemplata l’abolizione del voto di lista, spazio solo alle candidature individuali e l’introduzione nell’innovativo  sistema elettorale del sorteggio.

Ma il punctum dolens della riforma è costituito dall’introduzione del principio dello “ stop alle porte girevoli “.

E’ il tema maggiormente avvertito a livello di opinione pubblica, fortemente inviso ad una componente preponderante della magistratura.

Viene impedito ai magistrati che hanno ricoperto  cariche politiche elettive ( parlamentare sia in Italia, che in Europa, presidente o deputato regionale, consigliere, assessore comunale, sindaco ) di tornare ad esercitare funzioni giudicanti o requirenti.

Un argomento che ha provocato dispute assai aspre nei fautori di un tranquillo traghettamento, andata e ritorno, tra carriera giudiziaria e politica e custodi, a nostro parere correttamente, dell’inconciliabilità delle due funzioni:  “ Electa una via non datur recursus ad    alteram “.

Una svolta storica, ma che vede all’orizzonte inconfondibili segnali di guerra.